ADDIO ALDA MERINI..

Alda Merini era uscita dalla vita, dalle bellezze della vita, con la sua soffitta. Quello sfratto dai suoi ricordi le era impossibile da sopportare. Più pesante di un percorso denso e difficile che l’aveva vista rinchiusa in manicomio. Mi raccontò: «Nel mio baule lassù c’era tutto il mio mondo. Mio marito, i miei ricordi, il mio amore, il mio passato. Avevo racchiuso tutto in quella cassa lassù». Problemi burocratico-condominiali l’avevano privata della sua mansarda. Non si dava pace. Uno scialle di maglia ai ferri sulle spalle. Una sigaretta perennemente in mano. Guardava in alto, al soffitto. Lo sguardo perso. Sconsolato. Tutto non le sembrava più “lieve” come un tempo.

Qualche anno fa una caduta aveva afflitto non poco le sue ginocchia già malate. Con alcuni vicini di casa la aiutammo a rialzarsi. Chiamammo l’ambulanza. Tempo dopo la rincontrai. Mi riconobbe a stento. Poi parlò ancora di suo marito e dei ricordi che le affollavano la testa. Ricordi terribili. «Trovai ancora giovane un fiore bellissmo sulla riva del Naviglio. Il suo colore risplendeva sotto il sole. Era un cavolo. Mi dissero che ero matta. Niente fiori Alda. E mi rinchiusero». Ma la bellezza era in quel cavolo. Lei la trasformò in poesia. E di una sua poesia Questa specie di Luna Park mi fece dono. Era il suo modo delicato e sublime per dire grazie e testimoniare il suo affetto. Noi la pubblicammo quattro anni fa. E con quella poesia oggi vogliamo dirle addio.

Trovo indecoroso, indecente che i giovani camminino sulle
memorie dei vecchi, senza tener conto che la fatica di ogni
giorno, che i nostri figli, che i ricordi della guerra, non
volevano dare vita a questa specie di Luna Park.

Forse noi non abbiamo mai pianto anche nei momenti
peggiori, ma abbiamo abbandonato le nostre case senza
mai voltarci indietro per non far scoppiare il cuore.

I giovani credono che noi abbiamo toccato la felicità,
invece no, però abbiamo toccato qualcosa che noi
modestamente chiameremo Dio! qualcosa che ci ha
protetti e allevati perché potessimo conoscere la pace…

Purtroppo, questa pace è sconvolta e se per anni e
anni abbiamo cercato di costruircela, abbiamo scoperto
che basta un capriccio per deturpare il volto delicato della
longevità.Siamo vecchi e non pensiamo al Paradiso, però pensiamo
alla pace che è un riflesso del sogno, ma vediamo i figli di
oggi che non hanno più sogni.
Alda Merini (9/6/05)

articolo tratto da: http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Tempo%20libero%20e%20Cultura/2009/11/Merini-alda-ricordo.shtml

~ di ilbioss su novembre 1, 2009.

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